In via Libia a Bologna sta discretamente, un po' pudico, un piccolo luogo di culto islamico. E' minuto, inadeguato, freddo ma bianco, un bianco che contrasta spessamente con il colorito più olivastro della pelle di chi frequenta, e anche con la mia che prende di quel colore che è nato dal cilento dei miei genitori.
Ho cominciato la mia ricerca per la tesi di laurea, e mi sono tolto le scarpe per entrare, ed era l'unica cosa che sapevo: dopo un'ora ero seduto a terra e mangiavo da un unico piatto di portata, cibo marocchino offerto da un neosposo, che non era presente, assieme a buone persone che parlavano buone lingue, un po' tutte a rappresentare un luogo diverso del mondo: Pakistan, Bangladesh, Marocco, Macedonia, Albania, Italia infine. Mi hanno raccontato sottili storie, e hanno risposto alle mie vezzose domande.
Infine c'è da dire che ero quello a cui avevano dato più pane, tra tutti.
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